Dai funghi alle patate, l’autunno delle sagre a Camigliatello. La "perla" della Sila, con i suoi prodotti tipici e i suoi alberghi accoglienti, è incastonata in un paesaggio di rara bellezza, tra il lago Cecita e i "giganti" di Fallistro
di Marino Pagano

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Oggi vogliamo raccontarvi un abbraccio selvaggio e gentile. Quello della Sila. Ci si ascolta, qui, mai realmente persi, certo però sempre in movimento. Ci si cerca, ma poi ci si ritrova fiutando odori che vengono da lontano. Verrebbe da definire il cammino calabrese silano un fiero percorso di lentezza. Infinita la rotta, attraverso boschi fitti che vorticosamente imbrigliano di luce l’occhio, non appena alzi al cielo la testa ammirando l’altezza di alberi, non a caso, noti come “i giganti” della Sila, che è anche il nome della riserva naturale che ospita i famosi pini larici ultracentenari, detti anche “giganti di Fallistro”, dal nome della località in cui hanno le radici.Provate a raggiungere Spezzano della Sila, in provincia di Cosenza, e la sua frazione montana di Camigliatello Silano, con il centro visite di Cupone, a pochi metri dal lago artificiale Cecita. Qui ci si perde amabilmente, dimenticandosi di tutto. L’effetto, quasi straniante, si fa poi rassicurante, semplicemente passeggiando e gustando la sacra aria forestale di questi luoghi. Una storia secolare, che ospita e culla. Un abbraccio con gli alberi. Soprattutto è una realtà che si lascia agguantare abbandonando ogni orologio, ogni fretta, ogni strumento che non misuri, al massimo, emozioni.Ad ergersi maestoso è il pino larice divenuto simbolo della Calabria intera. I “giganti”, tra questi, sono relativamente pochi (56), ma si fanno contemplare compiutamente grazie alle tutele della Riserva naturale biogenetica, istituita nel 1987 nella frazione di Croce di Magara. La loro bellezza è paternamente imponente: accolgono, per intimorire allo stesso tempo, solenni garanti di una terra e di un popolo. Hanno quasi quattro secoli, alti più di quaranta metri. Accanto a loro, anche castagni (nella parte più bassa del territorio), faggi (in quella più alta), meli selvatici, pioppi.A Spezzano (900 metri sul livello del mare) siamo nella Sila Grande, la parte centrale dell’altopiano. Il Parco Nazionale coinvolge le tre province calabresi di Cosenza, Crotone e Catanzaro. Uno dei maggiori rilievi è quello di Serra Stella (1813 metri), vicino all’abitato. Più su rispetto al capoluogo s’eleva Camigliatello, a quasi 1300 metri. Un luogo che va oltre l’idea convenzionale di turismo. Un posto che sembra provenire da un altrove temporale e sociale, altrimenti perduto.Tutto è caratteristico e coloritamente antico qui: la strada marcata da storici alberghi e negozi baroccamente addobbati e decorati in ogni stagione perché Camigliatello è sempre attiva; l’offerta quasi ostentata dei prodotti tipici, in classico e orgoglioso stile meridionale; il calore affettuoso dei residenti (pochi) e dei commercianti (di più dei primi, a momenti); uno stile architettonico caldo, circoscritto all’epoca d’oro del turismo invernale italiano, quello descritto nei film della commedia nostrana.Attivissima la sezione locale della Pro loco, come la chiesa locale. La domenica mattina presto, vedi in giro più immigrati degli autoctoni. Terra cortese e ospitale, eppure vecchia zona di lupi, questa. Nell’area visite di Cupone si fanno guardare animali selvatici come cervi, caprioli e daini. Interessanti il museo naturalistico-faunistico, l’orto botanico e il giardino geologico. A Cupone ci sono sentieri praticabili in mountain bike. Segnaliamo anche il museo dell’emigrazione di Camigliatello, “La Nave della Sila”, presso la residenza della nobile famiglia Barracco, nel parco “Old Calabria”, dove spicca la settecentesca torre Camigliati.Il parco è consacrato alla memoria del diario di viaggio che, dalle terre calabresi e lucane, scrisse l’inglese Norman Douglas nel 1915, stregato dalle liturgie ortodosse degli albanesi cosentini. Tra i prodotti gastronomici locali, ricordiamo il vino, l’olio, il caciocavallo silano, i celeberrimi funghi. Ogni autunno dal 1969 si svolge la popolare sagra del fungo e dal 1978 quella della patata. Fiorente l’artigianato tessile proveniente dalla coltura del baco da seta. Dimenticavamo i santi: la Sila Grande è stata terra di preghiera e affidamento celeste, specialmente per l’influenza di San Francesco da Paola, cui è dedicata una festa a Spezzano.Questa è anche la terra del mistico e profeta Gioacchino da Fiore, nativo di Celico. San Giovanni in Fiore, con la famosa abbazia, è in piena Sila Grande. Dispiace lasciare la Sila. Fa male andar via. Ma non puoi sentirti solo, rapito in un abbraccio di una terra insieme selvaggia e gentile. Selvaggia perché aria profonda, interna; gentile perché patria di popolo che avvicina e incontra il visitatore. Una terra dove ti abbracciano gli alberi, dove ti abbraccia la gente.
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Pubblicata in data: 6/11/2018